DE SINISTRA
Ieri Rosy Bindi, che non ho la fortuna di conoscere, ha sostenuto che il sottoscritto non è abbastanza “di sinistra” per stare con loro. Ok, come noto ci va più che bene stare lontani dal campo largo.
Dopodiché mi verrebbe da chiedere ai presenti, Landini compreso, cosa vuol dire essere di sinistra se si ha più a cuore il rapporto con Elkann e i suoi giornali, rispetto agli operai delle fabbriche che ha venduto o chiuso; oppure, penso ad ANPI e Conte, in che modo si è di sinistra chiedendo la resa dell’unico paese che sta davvero resistendo ad un dittatore fascista.
O ancora se è di sinistra varare normative ambientali assurde che fanno chiudere fabbriche e che impegnano i cittadini a spese che non si possono permettere.
O anche se è di sinistra bloccare qualsiasi riforma della scuola per andare dietro ai sindacati piuttosto che alle esigenze degli studenti. Potrei continuare ma la sostanza è che “essere di sinistra” per loro è diventata un’etichetta, un brand da indossare, non applicarsi per una maggiore equità sociale.
Basta spiegare che chi non è con loro (e con la Russia) è un fascista e la cosa finisce lì.
Non una grande idea e neppure un lavoro complesso come quello portato avanti dai popolari, dai liberal progressisti e dai socialisti riformisti, solo una grande presunzione.