La storica Anna Foa, autrice di numerose opere di storia moderna, tra le quali diverse sugli ebrei in Europa, collaboratrice di Adelphi:
«A me sembra che Israele stia precipitando in un baratro. Dal punto di vista politico e militare... È l’esasperazione del tradizionale o universalistico e un ebraismo che ne è agli antipodi, chiusissimo. Una divaricazione che sta diventando molto pericolosa. Questa visione “apocalittica” e messianica, che sta dentro il “suicidio d’Israele”, non nasce il 7 ottobre 2023. Non nasce quel 7 ottobre. È presente da tempo immemore nel mondo ebraico, e in Israele si estende e focalizza soprattutto dal 1967, a seguito della Guerra dei Sei giorni. È la presa di Gerusalemme che porta al crescere di queste pulsioni messianiche, che negli ultimi dieci anni sono aumentate enormemente, forse ancora prima...
Le ultime bordate contro l’Onu sono segno di una malsana mania di grandezza che è condivisa da tutta la destra più estrema. Loro sono davvero convinti che Dio li stia guidando a costruire la Grande Israele e a sbarazzarsi dei palestinesi, non attraverso il genocidio ma attraverso la cacciata. Non è che vogliano uccidere due milioni e mezzo di palestinesi, non ce la farebbero comunque anche se lo volessero. Il disegno è quello della espulsione di massa...
Alcuni ebrei, che conosco da anni, hanno detto di essere d’accordo con me. Ma si tratta di una minoranza. La maggioranza, soprattutto nelle comunità di Roma e Milano, certamente non può essere d’accordo. Mi è stato detto che ci sono attacchi su varie chat, ma io non le seguo...
A me non piace il concetto di “amici d’Israele”, perché non si può essere amici di uno Stato. Ma di un popolo sì, certamente. E io lo sono con tutto il cuore. E per esserlo oggi occorre battersi contro quelle tensioni suicidarie che rischiano di segnare il futuro di un popolo che amo».
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