"Quello che ho dovuto affrontare negli ultimi tre anni in Italia è qualcosa che non avevo mai vissuto prima. Non riesco nemmeno ad arrivare alla prima base qui senza che mi venga chiesto: “possiedi davvero la squadra oppure è di Elliott?”. È la cosa più ridicola del mondo. È lo che vorrei è il beneficio del dubbio: che la gente creda che sono affidabile, che tengo a questo club, a questa città e a questo Paese e che sono un buon custode. Quello che ho imparato in tre anni è che devo dimostrare.
Tutti mi guardano e danno per scontato che io sia il presidente, il nuovo Berlusconi. L’ultima cosa che farò è venire qui solo perché sono un uomo ricco e voglio fare il tifoso. Non continuerei a essere richiamato in questi ecosistemi se fossi uno che arriva sparando a zero, distruggendo tutto e comportandosi da arrogante. Sto costruendo uno stadio e voglio che sia un prodotto italiano. Banche italiane che lo finanziano, aziende italiane che competono per i naming rights, commercio e hospitality italiani intorno.
Negli Stati Uniti potrei farlo nel sonno. Qui non è il mio ecosistema: ci sono barriere linguistiche, politiche e culturali. Mi piacerebbe arrivare al punto in cui, se avrò costruito abbastanza credibilità, potrò andare a Roma, sedermi con Meloni o con chiunque altro e dire: guardate, costruiamo un piano per rilanciare la Serie A. Facciamo della Serie A una delle più grandi esportazioni dell’Italia".